
Tivadar Csontváry Kosztka – Verso mezzanotte alla stazione est di Budapest, 1898
La sconfitta di Orban, dopo sedici lunghi anni di governo, sancita dal voto degli ungheresi, è una bella notizia anche se avviene non per mano dell’opposizione ma per il distacco di una costola interna.
Magyar infatti, è stato per lungo tempo un sostenitore di Orban e ha anche lavorato a Bruxelles per un decennio in rappresentanza del governo sovranista e conservatore ungherese.
Magyar è quello che si dice un cattolico conservatore e si è sempre dichiarato contrario all’ingresso dell’Ucraina nella U.E. Se, come ha detto, ha intenzione di imprimere una svolta europeista all’Ungheria , ciò lo costringerà a cambiare opinione su questo tema, anche per avere accesso ai fondi europei che Orban teneva bloccati in ottemperanza alla sua linea di politica estera filoputiniana.
Da avvocato, Magyar si è caratterizzato per una serie di battaglie garantiste e questo, per il sistema ungherese, appesantito da una tradizione che certo non lo è, significa una svolta profonda da guardare con interesse.
Il cambio di governo non avviene per un’alternanza conservatori /progressisti, bensì per una sorta di riformismo conservatore. Si tratta di una riorganizzazione interna della destra.
Infatti, dal parlamento ungherese, la sinistra è praticamente sparita e quello che resta è la destra con tutte le sue sfumature, da moderata a estrema. Attenzione perciò a non attribuire al voto ungherese un significato che non ha, considerandola una vittoria di sinistra, solo per ragioni interne e mettere in discussione la vicinanza del governo Meloni a Orban in politica estera.
In primo luogo perché il nuovo premier non pare intenzionato a farlo, secondo le prime dichiarazioni rilasciate. Secondariamente perché legare i problemi interni alla politica estera è sempre un errore: la politica estera, per un Paese serio, viene gerarchicamente prima, naturalmente se non si vogliono fare disastri epocali.
Certo quello di Magyar non sarà più un governo sovranista e si spera nemmeno autoritario e liberticida come quello di Orban, transitando finalmente anche l’Ungheria nella tradizione liberaldemocratica dei paesi europei. Ha già dichiarato che non chiamerà né Putin né Trump, rompendo anche simbolicamente l’asse che era invece sempre stato quello di Orban. Difficile dire ora se segnerà la fine di un’epoca , sicuramente è un passo avanti importante del consolidamento dell’Europa.
Adriolich