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IL DIAVOLO E L’ACQUA SANTA

Alexandre Cabanel ,L’angelo caduto, 1847

Due fatti recenti mi hanno particolarmente colpito.

In realtà ciò che mi ha impressionato non sono i fatti in sé, ma piuttosto  le reazioni ad essi. Sto parlando dell’esito del referendum e dell’incarico a sottosegretario a Luigi Sbarra, ex segretario della CISL.

Sono due eventi, seppur diversi , ma forse consequenziali , che riguardano il mondo del lavoro.

Il  risultato referendario  è stato, inequivocabilmente, una sconfitta per i suoi promotori.

Quando non si raggiunge il quorum e  i due terzi dell’elettorato non va a votare, costoro ti stanno dicendo o che l’argomento non è importante per la loro vita , oppure che sbagli ad affrontarlo  in quel modo.

Inutile fare giri di parole o scomuniche morali.

Non sono gli elettori che hanno sbagliato, è chi li ha proposti che, evidentemente, non ha tenuto conto, semplicemente , o forse non ha , il polso della situazione reale.

E’ stata una scelta politica.

Fin qui niente di strano, si possono, a volte, compiere  azioni mirate a stabilire dei fondamenti e delle priorità, piuttosto che finalizzate a vincere.

Però bisogna saperlo prima.

Dalle reazioni al risultato finale del referendum , è chiaro che questa non fosse la consapevolezza. Chi li ha proposti o sostenuti aveva la convinzione di vincere. Altrimenti non ci sarebbe stata  la corsa sostenere che, in realtà, sono stati una vittoria perché si parte da quattordici milioni di elettori, facendo bizzarri calcoli sulle corrispondenze alchemiche tra i votanti al referendum e gli elettori di un potenziale governo del Campo largo.

Il dato del referendum  sulla cittadinanza è quello più significativo. Tra coloro che sono andati a votare è prevalsa l’intenzione di mettere un punto fermo, in senso contrario, all’allargamento dei diritti dei cittadini stranieri, perfino a quelli in condizioni di legalità.

Su quest’ultimo punto, pur avendo io votato per diminuire gli anni d’attesa, la famosa battaglia sui fondamenti di cui parlavo prima, assolutamente consapevole che sarebbe stata persa, mi chiedo se chi fa politica in questo paese abbia la percezione delle valutazioni che circolano su alcuni temi.

Evidentemente no.

Diversamente sarebbero astenuti dal presentare il quesito, il cui esisto renderà per lungo tempo impossibile intervenire sul problema.  

Dato lo scostamento pressoché inesistente tra i votanti e le schede ritirate,  è di tutta evidenza che i votanti per il referendum sul lavoro , quello che viene fatta passare per  il bacino dei possibili elettori di centro- sinistra o campo largo, gli stessi che hanno votato  a favore dei referendum proposti da CGIL, hanno  votato , in larga  maggioranza, contro quello  sul di cittadinanza. Qualcosa significa.

L’impianto generale dei referendum è indicativo del modo in cui, ormai, il cosiddetto schieramento progressista, nelle sue molteplici forme, sia chiuso in una bolla, totalmente inconsapevole dell’idem sentire del paese.

Persino dei suoi elettori potenziali, viene da dire.

Nemmeno  su temi marginali, bensì su quelli fondanti la sua identità storica.

Prova ne sono anche le reazioni scomposte nei confronti  dei dissenzienti , vedrete i vostri figli che fine faranno piuttosto che traditori venduti, mettetevi la mano sul cuore  e via di seguito, sono chiaramente la misura di quanto sia totalmente assente un giudizio politico, sostituito  tout court , da quello morale.

L’altra novità, molto simbolica, è entrata nel governo di nel ruolo di sottosegretario di Luigi Sbarra già segretario della CISL.

Anche in questo caso si sprecano gli anatemi, ma al di là di questi, pare sia impossibile per costoro, vedere oltre.

Certo è un fatto inedito, non perché un sindacalista assuma a fine carriera,  in questo caso, ma anche durante,  in molti altri, un ruolo politico.

E’ successo decine di volte. Secondo me con qualche ragione seria: ho a disposizione delle persone con competenze che utilizzo anche quando il loro mandato sindacale specifico, è finito. Semplicemente.

La vera  novità sta principalmente nel fatto che, per la prima volta, entra in un governo di centro – destra un dirigente sindacale confederale. 

Non è infatti vero che non siano mai esistiti sindacalisti di destra.  In Italia la tradizione di sindacato corporativo è molto forte.

Né che a destra non ci sia mai stata una sensibilità sui temi del lavoro o della povertà. Il movimento fascista nasce guidato da un ex socialista e la destra sociale si chiama così proprio perché l’attenzione a questi problemi è ben presente in quella cultura politica.

Il distinguo vero tra le due culture, progressista e conservatrice, sui temi sindacali e del lavoro, è invece stata , storicamente, la confederalità.

L’ingresso di Sbarra traccia una linea di demarcazione tra quello che è stato e la situazione attuale.

Si tratta  però è un problema politico, non morale.

Ognuno, nella sua vita, in una società democratica, è libero di fare le sue scelte, perfino Sbarra. Soprattutto quando ha concluso i suoi mandati ed è fuori dall’incarico  rappresentativo.

Non ho letto nulla su questo punto che sia andato oltre le scomuniche, che vanno di pari passo con lo stile che si è affermato in politica negli ultimi vent’anni, dove conta più la demolizione personale dell’avversario che le ragioni politiche che esprime.

Esse rappresentano un’inequivocabile pochezza delle ragioni politiche da contrapporre.  

Dagli anatemi emerge, però,  un elemento politico molto forte; di fatto chi le lancia  sconfessa ogni dichiarazione  sull’autonomia sindacale.

Ciò viene confermato sia dalle dichiarazioni di Annamaria Furlan sulla delusione che le procura la scelta di Sbarra, che da quelle di Savino Pezzotta,:  l’autonomia è un valore solo se espressa nell’ambito del range dei partiti di centro sinistra.

Quasi  si considerasse il sindacato confederale come una propaggine di questi partiti o governi. Sia da parte sindacale che da parte politica. La collateralità pare essere durata molto più di quanto venisse affermato.

In altre parole autonomia sì, ma limitata ad un solo schieramento,  perché più vicino ai valori ai valori confederali,  mentre il centro – destra  viene considerato alternativo.

Nonostante la stima dovuta a  Savino Pezzotta come  uomo e sindacalista, ed il rispetto per la  sua storia personale, mi permetto di osservare che  la  CISL , sindacato laico e pluralista, ha certamente come riferimento culturale la Dottrina della Chiesa dottrina della Chiesa, la quale  per circa mezzo secolo è stata  anche il punto di riferimento di un partito d’ispirazione cristiana, la Democrazia Cristiana.

Ciò nonostante, al loro interno, entrambe, sia la Cisl che la DC hanno  sempre avuto delle sensibilità piuttosto variegate.

La Democrazia Cristiana, infatti,  è riuscita sia a guidare sia il governo Tambroni , con il sostegno dei monarchici e del Movimento Sociale Italiano ( i missini a quel tempo erano fascisti piuttosto convinti)  che i governi di centro-sinistra negli anni ‘60, e ad aprire al sostegno esterno del Partito comunista negli anni del Compromesso storico.

Nemmeno  con Tambroni  tornò il fascismo , ed eravamo a soli quindici anni dalla fine del regime.

Non mi pare sia possibile continuare ad accostare il governo Meloni con quello di Benito Mussolini, se non a prezzo di valutazioni ridicole e antistoriche, e negando ogni passo avanti, nella direzione della democrazia, fatto dalla destra negli ultimi trent’anni.

Il governo Meloni non è fascista e al suo interno ha un partito, Forza Italia, che aderisce al gruppo dei Popolari Europei.

Facciamo un salto di qualità senza nostalgie.

Certamente la Meloni, con la scelta di dare l’incarico di sottosegretario con la delega al Sud a Luigi Sbarra, apre un problema sia dentro lo schieramento sindacale confederale, che nel centro sinistra/campo largo.

Così come lo fa ogni apertura in generale. Introduce un altro punto di vista col quale valutare circostanze e le proprie ragioni.

In questo caso certifica pubblicamente  il centro destra come possibile riferimento politico, ponendo fine ad ogni collateralismo di default e ad  un’esclusività  già da tempo,  più formale che sostanziale col mondo progressista.  

Molti lavoratori iscritti ai sindacati confederali non hanno mai votato a sinistra o per il centro sinistra, né hanno intenzione di farlo.

Il risultato referendario e l’incarico di Sbarra, pongono nuovi problemi che vanno affrontati senza anatemi  o comportamenti da curato  di campagna.

Negli ultimi giorni gli interventi personali sugli attivisti cislini, per riportarli sulla retta via,  tra l’altro in fase congressuale, si sprecano.

Luigi Manconi, certamente non sospettabile di simpatie per la destra, ha parlato del risultato referendario come di una “Disfatta politica e culturale”.

Sono d’accordo. A mio parere prima culturale che politica.

La disfatta politica può essere determinata dai numeri ma mantenere vive le ragioni.

La disfatta culturale è quella che mette in discussione, in primo luogo, le ragioni.

Se la sinistra scendesse dalla sua sfera celeste, forse riuscirebbe a coglierne di nuove, che non sempre sono mefistofeliche, a volte sono persino di buon senso.

Andiamo oltre il Diavolo e l’Acqua santa. Nel mezzo ci sono tante cose interessanti che meritano valutazioni attente, non scomuniche.

Adriolich